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Troppi antibiotici, ci costeranno più della crisi del 2008
Un rapporto della Banca mondiale lancia l’allarme sull’antimicrobico-resistenza: la diffusione di batteri refrattari ai farmaci comporterà perdite pari a 5 punti di Pil nei Paesi in via di sviluppo e aumenti della spesa sanitaria globale fino a 1 trilione di dollari
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30/09/2016

Potrebbe costarci più cara della crisi economica del 2008, di cui ancora continuiamo a soffrire i postumi. Uno studio della Banca mondiale ha quantificato gli impatti negativi dell’antimicrobico-resistenza. È la capacità dei microrganismi, spiega l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) “di resistere ai trattamenti antimicrobici. L’uso eccessivo e l’abuso di antibiotici sono considerati le cause della crescita e della diffusione di microrganismi resistenti alla loro azione, con una conseguente perdita di efficacia delle terapie e gravi rischi per la salute pubblica”.

Le vie di diffusione di questi microrganismi sono numerose, visto che abusi di antibiotici si osservano sia negli allevamenti, sia in agricoltura, sia nella cura di malattie umane e di animali da compagnia. “Quando la resistenza agli antimicrobici si verifica in batteri zoonotici presenti in animali e alimenti, essa può anche compromettere l’efficacia del trattamento di malattie infettive negli esseri umani”, osservano ancora dall’Efsa.

Ora la ricerca della Banca Mondiale mette in fila numeri preoccupanti: il fenomeno “potrebbe causare nei Paesi a basso reddito la perdita di oltre il 5% del Pil e confinare nella povertà fino a 28 milioni di persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. E al contrario della crisi finanziaria del 2008, non ci sarebbero prospettive di ripresa ciclica nel medio termine, perché il costoso impatto dell’antimicrobico resistenza persisterebbe”. In generale, nello scenario più ottimistico la perdita per il Pil mondiale sarebbe dell’1,1%, in quello peggiore del 3,8%.

Un fenomeno che, avverte la Banca mondiale, rischia di vanificare gli sforzi che si stanno compiendo per sconfiggere la povertà. “Oggi il mondo è ampiamente sulla buona strada per eliminare entro il 2030 la povertà estrema”, quantificata con un reddito che non supera gli 1,9 dollari al giorno. Il target di meno del 3% di persone che vivono in condizioni simili è vicino, ma “l’antimicrobico-resistenza rischia di mettere questo obiettivo fuori portata”.

Gli impatti negativi non si fermano qui: a causa dell’abuso di antibiotici e la diffusione di microrganismi refrattari a questi farmaci, ci sarebbe un conseguente aumento dei costi per l’allevamento, l’agricoltura e la salute umana. In particolare, lo studio prevede un’esplosione dei costi per le cure mediche, con aumenti annuali da qui al 2050 compresi tra i 300 miliardi e il trilione di dollari a livello globale. Una montagna di soldi che i sistemi sanitari oggi non sono pronti a pagare. E a cui si aggiungerebbero i costi dovuti alla minore produzione zootecnica: la Banca mondiale prevede infatti una diminuzione a livello mondiale tra il 2,6% e il 7,5% l’anno.

Un problema complesso e di non facile soluzione. Alla base c’è la capacità spesso insufficiente da parte dei governi di regolare l’uso degli antimicrobici, con Paesi dove “l’uso sbagliato o eccessivo di antibiotici è una questione rilevante per alcuni, mentre l’accesso alle cure rimane difficile per la maggior parte delle persone”.

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