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            <title>EcoNews Web</title>
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            <copyright>&#169;2014 EcoNews – Green Economy &amp; Sostainable Development</copyright>
            	
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            <lastBuildDate>Tue, 11 Jul 2017 14:22:00 GMT</lastBuildDate>
            <pubDate>Tue, 11 Jul 2017 14:22:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Volano le rinnovabili in tutto il mondo e si spostano sempre pi&#249; a oriente</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/1877/fotovoltaico.jpg" height="100"/>]]> E’ una marcia inarrestabile quella dell’energia rinnovabile nel mondo. Nonostante alcuni stop and go, tutti i centri studi, le agenzie, le rganizzazioni ne registrano, infatti, la crescita. Nel 2016 la potenza installata nel mondo in energie rinnovabili &#232; aumentata del valore record di 161 gigawatt (+9% rispetto al 2015), fino a quasi 2.017 gigawatt. Il solare rappresenta il 47% dell&#39;incremento, l&#39;eolico il 34%, l&#39;idroelettrico il 15,5%. I dati vengono dall’ultimo rapporto di EN21, l&#39;organizzazione con sede a Parigi che raccoglie governi, ong, centri di ricerca ed aziende, per la promozione delle fonti di energia pulita. Complice di questo boom verde &#232; la discesa dei costi, in molti paesi, infatti, l&#39;energia pulita costa ormai meno di quella da fonti fossili, appena 5 centesimi di dollaro al kilowattora. Ma a fronte di questa crescita si registra una rivoluzione nella “geografia” delle fonti rinnovabili. Il 2016 ha, infatti, segnato, secondo il rapporto BP sull’ energia, il sorpasso dell&#39;Asia sull&#39;Occidente: la Cina ha superato gli Stati Uniti diventando il Paese con la maggiore produzione di elettricit&#224; da fonti rinnovabili, mentre l&#39;Asia Pacifica ha tolto all’Europa e all’Eurasia lo scettro di regione con la produzione verde pi&#249; alta. Guardando alla singole fonti energetiche rinnovabili si riscontra che l&#39;energia eolica &#232; diventata la fonte principale della nuova generazione di energia in Europa e in molti paesi del mondo, come osserva Windeurope, l&#39;associazione dell&#39;industria dell&#39;eolico nell&#39;Ue. Questo nuovo scenario&#160; energetico mondiale ha influito anche sulle emissioni di CO2. Le emissioni di anidride carbonica dalle fonti fossili e dall&#39;industria nel 2016 sono rimaste, infatti quasi stabili per il terzo anno consecutivo (+0,1%), nonostante una crescita del 3% dell&#39;economia mondiale e una crescente domanda di energia (+1%). Questo va attribuito alla riduzione dell&#39;uso del carbone, ma soprattutto alla crescita dell&#39;efficienza energetica e delle fonti pulite. Una fotografia dell’Italia scattata da Legambiente mostra che nel 2016, anche se con ritmi molto inferiori rispetto al passato, sono stati installati 396 MW di fotovoltaico, 282 MW di eolico, 140 di geotermico, 513 di bioenergie e 346 di mini-idroelettrico. Le fonti rinnovabili hanno cos&#236; contributo a soddisfare il 34,3% dei consumi elettrici complessivi. Ma per l’Italia il 2017 non sembra portare buone notizie. Nei primi tre mesi del 2017, infatti, secondo l’Analisi Trimestrale ENEA, si &#232; registrato un aumento dei consumi finali di energia (+1,7%) e produzione elettrica (+6,4%) con criticit&#224; emergenti sul fronte sicurezza energetica, prezzi ed emissioni di anidride carbonica (+2,8%) e con un con un sensibile peggioramento (-10% su base annua) dell’indice ISPRED che misura la transizione del sistema energetico nazionale sulla base di sicurezza, prezzi e andamento della CO2.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/07/11/volano-le-rinnovabili-in-tutto-il-mondo-e-si-spostano-sempre-piu-a-oriente/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Volano le rinnovabili in tutto il mondo e si spostano sempre più a oriente</guid>
		
            <pubDate>Tue, 11 Jul 2017 14:22:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Tendenza vetro, per 8 italiani su 10 &#232; il packaging pi&#249; green</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369951/vetro.jpg" height="100"/>]]> Il vetro piace sempre di pi&#249; ai consumatori europei e soprattutto italiani Un consumatore su due in Europa dichiara infatti di utilizzare pi&#249; contenitori per cibi e bevande in vetro rispetto a tre anni fa e questo avviene soprattutto in Italia (57%) Austria e Croazia. Addirittura l’85% dei consumatori europei suggerirebbe il vetro ai propri amici e familiari (+15% rispetto a 8 anni fa), con un exploit dell’Italia: il 91% degli italiani lo consiglierebbe, la percentuale pi&#249; elevata tra tutti i Paesi Ue. il 63% dei nostri connazionali, poi, sarebbe disponibile a utilizzare solo packaging in vetro qualora fosse disponibile sugli scaffali dei negozi. Questa crescente “tendenza vetro” emerge da un&#39;indagine indipendente InSites, che ha coinvolto 18.000 consumatori europei (pi&#249; di 2.500 in Italia), commissionata dalla community di Friends of Glass, in 11 Paesi europei. I risultati dell’indagine rivelano che il 76% degli europei vede il vetro come il materiale di imballaggio pi&#249; rispettoso dell&#39;ambiente, un aumento del 50% rispetto al 2008. Per quanto riguarda l’Italia, la percentuale di coloro che pensa che il vetro sia il materiale pi&#249; amico dell’ambiente &#232; pi&#249; elevata rispetto alla media europea e si attesta intorno all’81%. Dal punto di vista della sicurezza alimentare, il 53% degli europei lo sceglie perch&#233; ritiene che sia il materiale di confezionamento pi&#249; sicuro per il cibo. In Italia questo dato &#232; considerevolmente pi&#249; alto con il 65% degli intervistati che ritiene che il vetro sia il miglior packaging per i cibi (fanno meglio solo ii francesi con il 67%). &#160;Per quanto riguarda le bevande, il 73% degli europei considera il vetro come il materiale di imballaggio pi&#249; sicuro, in linea con il dato italiano (72%). In Italia poi l’utilizzo di bottiglie e vasetti di vetro &#232; superiore alla media europea soprattutto per prodotti quali olio, aceto, vino, birra, salse e condimenti, frutta sciroppata, bibite. “Questa indagine che vede l’Italia tra le prime nazioni Europa per la scelta di contenitori in vetro, pi&#249; rispettosi dell’ambiente, pi&#249; sicuri per gli alimenti e simboli dell’economia circolare –ha sottolineato Marco Ravasi, Presidente della sezione contenitori in vetro di Assovetro, l’associazione italiana degli industriali del vetro- conferma una tendenza in atto in Italia che vede i consumatori sempre pi&#249; attenti alla salute e alla sostenibilit&#224; dei prodotti alimentari. Ormai non si legge solo l’etichetta di un prodotto, ma si tiene conto anche della sostenibilit&#224; dei contenitori”. Vivere in modo sostenibile non riguarda solo la salvaguardia del pianeta, ma anche la salute. Infatti, gli europei associano l&#39;imballaggio in vetro a numerosi vantaggi per la propria salute. I consumatori ritengono che il vetro abbia il rischio pi&#249; basso di interazione con il cibo (14%). Essendo un materiale inerte, il vetro fornisce una barriera di protezione naturale che garantisce la conservazione del contenuto. In Italia i driver che spingono i consumatori all’utilizzo del vetro sono le preoccupazioni legate alla sicurezza alimentare (51%), la riciclabilit&#224; del materiale (47%) e l’impatto ambientale (44%). Questa ricerca evidenzia anche come le generazioni pi&#249; anziane siano meglio informate rispetto all’importanza della scelta del corretto imballaggio per uno stile di vita sano e sostenibile.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/05/19/tendenza-vetro-per-8-italiani-su-10-e-il-packaging-piu-green/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Tendenza vetro, per 8 italiani su 10 è il packaging più green</guid>
		
            <pubDate>Fri, 19 May 2017 13:28:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Arriva eLabel, l’eco-etichetta per prodotti e servizi</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369950/elabel.jpg" height="100"/>]]> Per far orizzontare i consumatori sulle qualit&#224; ecologiche di prodotti e servizi, arriva la multi-etichetta “parlante” eLabel sviluppata da Kyoto Club. Si tratta di una etichetta che fornisce informazioni dettagliate sulla performance ambientale del prodotto, consentendo alle aziende di comunicare i valori aggiunti delle scelte produttive e ai consumatori di fare acquisti consapevoli. L’ etichetta eLabel &#232; stata creata per favorire una transizione culturale da un modello economico lineare verso un&#39;economia circolare che coinvolga cittadini e consumatori. “ &#200; per questo – ha&#160; spiegato Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club - che Kyoto Club ha sviluppato &#39; eLabel &#39;!, rendendo trasparente e certificabile ogni informazione sulle prestazioni ambientali dei prodotti, permettendo cos&#236; una comunicazione ambientale trasparente verso il cittadino &quot;.  L’etichetta, presentata a Parma nell’ambito di Cibus Connect, potr&#224; servire anche ad aumentare la competitivit&#224; dell’agro-alimentare made in Italy. &quot; Una comunicazione al consumatore trasparente e completa – ha aggiunto Ferrante - &#232; fondamentale e necessaria in un comparto come quello agro-alimentare nel quale l &#39;attenzione &#232; sempre molto alta e in cui periodicamente si assiste a scandali, veri o presunti, legati a truffe che metterebbero in pericolo la salute. Kyoto Club vuole offrire alle aziende sane un strumento efficace per comunicare, al contrario, il proprio impegno in difesa di salute e ambiente ”.  L’etichetta, che viene rilasciata da Kyoto Club sulla base di una verifica compiuta dall’istituto di certificazione Certiquality, &#232; configurata in modo da mostrare i criteri ambientali presi in considerazione e i relativi valori (quantitativi o qualitativi) del prodotto specifico cui &#232; assegnata. Infatti, essa associa all’intento valutativo - sono etichettati solo i prodotti virtuosi dal punto di vista della performance ambientale - quello comunicativo, con la descrizione chiara e trasparente dei criteri ambientali caratteristici del prodotto specifico e i relativi valori. Tecnicamente &#232; una &quot;etichetta di tipo I&quot; che risponde allo standard ISO 14024, ma &quot;parlante&quot; ossia con una esplicitazione dei contenuti. Tra i primi prodotti con la certificazione eLabel c’&#232; la IV generazione della famiglia di bioplastiche biodegradabili e compostabili MATER-BI di Novamont. La nuova etichetta ambientale potr&#224; essere applicata a una vasta gamma di prodotti, dai prodotti finiti di largo consumo ai prodotti che usano materiali riciclabili; dai prodotti di origine organica fino ai prodotti con notevole impatto ambientale (energivori, ad alto consumo di acqua ecc).</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/04/14/arriva-elabel-l-eco-etichetta-per-prodotti-e-servizi/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Arriva eLabel, l’eco-etichetta per prodotti e servizi</guid>
		
            <pubDate>Fri, 14 Apr 2017 08:38:00 GMT</pubDate>
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		    <title>L’Earth Day 2017 si celebra a Roma nel Villaggio per la Terra</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369949/papafrancescoearth-day.jpeg" height="100"/>]]> Lo scorso anno Papa Francesco, con una visita a sorpresa, ha portato il suo messaggio e le sue parole al Villaggio per la Terra a Roma dove si festeggiava l’Earth Day. Quest’anno quel messaggio, Trasformate deserti in foreste” e quelle parole, “Manca il sorriso, manca tenerezza, manca l&#39;amicizia sociale&quot;, hanno ispirato il tema delle celebrazioni dell’Earth Day 2017che si svolgeranno dal 21 al 25 aprile a Roma al Galoppatoio di Villa Borghese e sulla Terrazza del Pincio nel Villaggio per la Terra. L’ edizione 2017 dell’evento, organizzato da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, &#232; dedicata infatti al Dialogo Interculturale per la Pace. L’Earth Day, giunto alla 47ma edizione, &#232; l’appuntamento pi&#249; importante al mondo per la sensibilizzazione alla tutela della Terra ed &#232; celebrato da un miliardo di persone nei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite (il “compleanno” della Terra cade esattamente il 22 aprile, un mese e due giorni dopo l&#39;equinozio di primavera). “Quest’anno - ha dettoPierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia - lanciamo un messaggio forte e di stimolo nei confronti di tutte quelle politiche che, cavalcando il generale clima di sfiducia e rabbia, alzano muri e continuano a sfruttare le risorse naturali. Con il Villaggio per la Terra vogliamo mettere in scena e in festa il sentimento di solidariet&#224; universale che esiste ancora, potente, tra le persone e che &#232; capace di generare il cambiamento. I cinque giorni di celebrazioni prevedonoeventi dedicati alla tutela del pianeta, per creare e diffondere una maggiore sensibilizzazione verso l&#39;ambiente attraverso la condivisione, il divertimento, la conoscenza, le esperienze e sono dedicati sia ai grandi che ai pi&#249; piccoli, agli sportivi, alle famiglie, agli studenti e agli esperti con un programma di eventi di musica, scienza, sport, giochi, arte e cibo. Tra le attrattive ci saranno laboratori ludici, didattici, un villaggio dei bambini, laboratori di sismologia e vulcanologia, il planetario gonfiabile, corsi di giornalismo ambientale, dimostrazioni sportive a cura di campioni olimpici e paralimpici, biciclettate, tornei e competizioni sportive. Si svolgono poi diversi festival tematici, dedicati all’economia circolare, alla mobilit&#224; sostenibile, all’educazione ambientale, ai libri, alla festa dell’Erasmus e il forum&#160; &#39; Cambiamenti climatici e migrazioni forzate &#39; dedicato al tema del drammatico aumento di eco-rifugiati nel mondo. Il 22 aprile poi sulla Terrazza del Pincio si svolger&#224; il Concerto per la Terra. www.villaggioperlaterra.it</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/04/06/earth-day-2017-si-celebra-a-roma-nel-villaggio-per-la-terra/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>L’Earth Day 2017 si celebra a Roma nel Villaggio per la Terra</guid>
		
            <pubDate>Thu, 06 Apr 2017 08:28:00 GMT</pubDate>
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		    <title> Il linguaggio segreto delle piante svelato in un disco e un tour</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369947/botanica.png" height="100"/>]]> Le piante “ sentono ”, provano emozioni, elaborano strategie e prendono decisioni, ma la loro cifra &#232; il silenzio. Per dare una voce al linguaggio segreto delle piante arriva ora un disco e un tour dal titolo “ Botanica ” che attraverso canzoni e temi musicali inediti, video proiezioni originali sveleranno “i sensi” delle piante e li trasformeranno in un racconto suggestivo ed appassionante. Tutto questo ad opera dei Deproducers , un collettivo musicale formato da Vittorio Cosma, Riccardo Sinigallia, Gianni Maroccolo e Max Casacci che, dopo aver raccontato in musica l’universo, i pianeti e le stelle, continuano a mettere in relazione musica e scienza, per raccontare questa volta le meraviglie del mondo vegetale.  Chitarra, basso e tastiere si scambiano continuamente i ruoli per dare voce ai respiri delle piante, alle gocce di pioggia che cadono sulle foglie o agli animali che si muovono nella foresta. Il progetto, innovativo e coinvolgente, che vede la partecipazione e la consulenza scientifica per la realizzazione dei testi del professor Stefano Mancuso , uno dei pi&#249; importanti ricercatori botanici internazionali e tra le massime autorit&#224; mondiali nel campo della neurobiologia vegetale e il coinvolgimento come co-produttore e co-ideatore di  Aboca , riferimento internazionale nella ricerca sui complessi molecolari vegetali, che da sempre trae dalle piante medicinali soluzioni avanzate per la salute, vuole raccontare con suoni, musica e parole, le caratteristiche dello straordinario mondo vegetale ad un pubblico ampio in modo semplice e approfondito. Proprio a voler simboleggiare “ il risveglio ” delle piante, la data del 21 marzo, inizio della primavera, &#232; stata scelta per il debutto del disco e del tour.  Il disco Botanica uscir&#224; per Ala Bianca, distribuzione Warner e il tour prender&#224; il via a Roma all’Auditorium Parco della Musica e proseguir&#224; a Genova il 22 aprile al Supernova Festival, il 26 maggio a Rovereto al Mart, il 3 giugno a Sansepolcro (AR) al Festival del Cammino di Francesco, il 22 luglio a Firenze in Piazza Ss.Annunziata e il 15 settembre a Pordenone a Pordenonelegge.&#160; Queste sono solo le prime date annunciate di un tour che il prossimo anno vedr&#224; i Deproducers “traslocare” anche in Europa e negli Usa.  Per maggiori info: &#160; www.labuonapianta.it</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/02/27/il-linguaggio-segreto-delle-piante-svelato-in-un-disco-e-un-tour/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'> Il linguaggio segreto delle piante svelato in un disco e un tour</guid>
		
            <pubDate>Mon, 27 Feb 2017 10:55:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Arriva un ‘extra bonus’ per le regioni del sud pi&#249; virtuose nella raccolta del vetro</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/1753/recycling-bins.jpg" height="100"/>]]> Per il Sud che, tranne alcune eccezioni, stenta a far decollare la raccolta differenziata e mette a rischio cos&#236; tutta Italia nel raggiungere i nuovi obiettivi europei, basterebbe poco per spingere verso l’alto la raccolta differenziata almeno del vetro.  Sarebbe, infatti, sufficiente intercettare quasi un imballaggio di vetro (bottiglia o vasetto) in pi&#249; per abitante ogni mese, 11 l’anno, per un peso complessivo di 60.000 tonnellate (mediamente di circa 3 kg&#160; persona/anno) per far crescere il tasso di riciclo nazionale. Proprio per aiutare le regioni meridionali a spingere sull’acceleratore della raccolta del vetro, il Co.Re.Ve., il Consorzio Recupero Vetro , ha annunciato un Piano Straordinario Incentivazione Sud &#160;che stanzia 3 milioni di euro per spingere sulla raccolta differenziata del vetro in sette Regioni , Abruzzo , Basilicata , Calabria , Campania , Molise , Puglia e Sicilia .  La stanziamento servir&#224; a premiere con un “ extra bonus ”, che si aggiunge al corrispettivo spettante dall’Accordo Quadro ANCI-CONAI (2014-19), tutti gli operatori convenzionati che avranno concorso a raggiungere l&#39;obiettivo regionale pari ad un aumento minimo del 10% di tonnellate raccolte rispetto al 2016. Se l&#39;aumento sar&#224; maggiore il premio per ogni singola tonnellata sar&#224; pi&#249; consistente e crescer&#224; progressivamente fino ad un aumento delle quantit&#224; del 30%, sempre per&#242; a livello regionale, per spingere cos&#236; tutti gli operatori a “fare squadra”.  L’extra-bonus, secondo una proiezione fornita da Co.Re.Ve, partir&#224; da 10 euro a tonnellata al raggiungimento dell’obiettivo regionale del 10% fino a 35 euro/ton se si arriva ad un aumento del 30% e oltre. “ E’ un obiettivo fattibile - ha detto il Presidente di Co.Re.Ve. Franco Grisan - &#232; solo una questione di organizzazione. Spesso c &#39;&#232; desiderio da parte dei cittadini meridionali di fare la raccolta differenziata ma manca l &#39;organizzazione appropriata &quot;. I problemi principali, come spiega Grisan, riguarda, per i piccoli Comuni, la logistica dopo la raccolta, ma per tutti anche l’organizzazione di una raccolta specifica ed efficiente per bar e ristoranti e di una corretta raccolta monomateriale di vetro porta-a-porta o stradale per le famiglie. “ La prima questione – dice Grisan - &#232; soprattutto in mano alle autorit&#224; regionali e comunali. Sulle altre due CoReVe &#232; disponibile in ogni momento per intervenire a supporto dei gestori con il suo know-how ”.  I nuovi obiettivi, secondo la proposta in discussione al Parlamento Europeo, prevedono di raggiungere una percentuale di rifiuti di imballaggi riciclati pari all’80% e Co.ReVe, ha l’obiettivo di riciclare l’85% degli imballaggi in vetro immessi al consumo in Italia per il 2030. Un obiettivo che potr&#224; essere raggiunto se si riuscir&#224; a captare tutto il potenziale di riciclo ancora inespresso delle regioni meridionali.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/02/24/arriva-un-extra-bonus-per-le-regioni-del-sud-piu-virtuose-nella-raccolta-del-vetro/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Arriva un ‘extra bonus’ per le regioni del sud più virtuose nella raccolta del vetro</guid>
		
            <pubDate>Fri, 24 Feb 2017 10:31:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Rifiuti elettrici ed elettronici, questi sconosciuti</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369943/raee.jpg" height="100"/>]]> I Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, come computer, tv, lavatrici, radio, videocamere, ma anche spazzolini elettrici e lampadine, per gli italiani restano ancora oggetti misteriosi di cui non si sa bene come disfarsene una volta giunti a fine vita. Due italiani su cinque (40%) ne hanno solo un&#39;idea approssimativa dei Raee, mentre la maggioranza relativa (42%) non li conosce affatto. Solo un “misero” 18% (meno di un italiano su 4) li riconosce correttamente. Sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca realizzata da Ipsos per Ecodom e Cittadinanzattiva sui comportamenti degli italiani nella gestione dei Raee.  Tutto il settore &#232; normato dal decreto &quot; uno contro uno &quot;, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell&#39;apparecchiatura dismessa a fronte dell&#39;acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo decreto &quot; uno contro zero &quot;, che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei Raee di piccole dimensioni, inferiori a 25 cm, (rasoi elettrici, piccoli tablet, lampadine, spazzolini elettrici, telefonini ecc) presso i punti vendita con superfici superiori a 400 mq (il servizio &#232; facoltativo per i negozi pi&#249; piccoli) senza alcun obbligo di acquisto. Ma mentre la conoscenza del decreto uno contro uno mostra un sensibile incremento rispetto al 2011 (+13%), anche se un 44% degli intervistati, a distanza di otto anni dall’entrata in vigore del provvedimento, ancora non conosce questa possibilit&#224; di conferimento, la notoriet&#224; del decreto uno contro zero &#232; ancora contenuta (18%), probabilmente anche a causa della sua recente introduzione. La popolazione delle Isole risulta essere la pi&#249; informata sul decreto (23%). Tra i canali di informazione emergono i media, come quotidiani (24%) e TV (20%), ma anche le catene distributive (20%). La scarsa conoscenza e l’incertezza sul corretto smaltimento fanno s&#236; che nelle case degli italiani le apparecchiature &quot;a rischio&quot;, ovvero non pi&#249; in uso oppure non pi&#249; funzionanti in cerca di un corretto smaltimento rappresentino il 7,4% del totale posseduto e il pi&#249; elevato potenziale di rischio &#232; rappresentato da videoregistratori, videocamere, macchine fotografiche digitali e calcolatrici. Nonostante ci&#242;, fortunatamente, prevalgono tra gli italiani i comportamenti virtuosi per lo smaltimento, nel 60% dei casi avviene tramite il ricorso alle societ&#224; di igiene urbana e nel 9% dei casi tramite i negozianti. La percezione sul grado di rischio di queste apparecchiature appare elevata, anche tra chi non le conosce (livello medio di pericolosit&#224; pari a 8,7 su 10), per le conseguenze dannose che il mancato trattamento pu&#242; avere sul suolo, sull&#39;aria e sull&#39;acqua, e per la presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti. Uno smaltimento non corretto, per&#242;, non &#232; solo dannoso per l’ambiente, ma anche per l’economia che vede uno spreco di materie prime preziose.  Ogni anno si producono nel mondo dai 20 ai 50 milioni di tonnellate di Raee - (20 milioni di tonnellate in Europa) che contengono 320 tonnellate d&#39;oro e 7.200 d&#39;argento per un valore di oltre 15 miliardi di euro, ma solo il 15% di questo &#39;tesoro&#39;, secondo l&#39;Onu, viene recuperato</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/02/22/rifiuti-elettrici-ed-elettronici-questi-sconosciuti/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Rifiuti elettrici ed elettronici, questi sconosciuti</guid>
		
            <pubDate>Wed, 22 Feb 2017 08:50:00 GMT</pubDate>
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        <item>

		    <title>L’eco-professione pi&#249; gettonata? Il risk manager ambientale </title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369942/master.jpg" height="100"/>]]> Imprese sempre pi&#249; consapevoli in materia di ambiente. Cresce infatti la domanda di Risk Manager ambientali che, secondo GreenItaly 2016 - il rapporto realizzato da Unioncamere e Fondazione Symbola , &#232; uno dei green jobs pi&#249; richiesti nell’ultimo anno.  Ma quali sono i compiti &#160;di un professionista della gestione del&#160; rischio ambientale? E’ specializzato nell’identificare le potenziali fonti inquinanti, mappare i processi e le strumentazioni utilizzate in azienda individuando le modalit&#224; di prevenzione e controllo dei rischi e in base ai risultati di tali analisi, delinea gli scenari di vulnerabilit&#224; nel caso in cui accada un incidente, con l’obiettivo di minimizzare l’impatto di un eventuale incidente sul business aziendale nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza. Per svolgere questo ruolo sono fondamentali la formazione tecnica e le conoscenze approfondite dei prodotti specifici disponibili nel panorama assicurativo, cui si aggiunge un aggiornamento continuo sugli aspetti giuridici. Proprio per questo &#232; nato il master in Enviromental risk assessment and management di Cineas (Consorzio universitario non profit, fondato dal Politecnico di Milano nel 1987, e scuola di formazione manageriale), giunto alla 10&#176; edizione, che si svilupper&#224; in 80 ore e approfondir&#224; le diverse tipologie di rischio ambientale (suolo, aria e acqua), affrontando i profili giuridici, illustrando le principali coperture assicurative e proponendo una rassegna delle tecniche di bonifica, con una serie di casi pratici ed esemplificativi. “ Gli incidenti industriali con conseguenze sull’ambiente – spiega Giovanni Faglia, coordinatore del master - sono una reale minaccia per le imprese, in quanto, non solo creano un danno economico immediato dovuto al deterioramento dei beni aziendali (impianti e strutture), ma compromettono anche la capacit&#224; produttiva e l’immagine dell’azienda sul lungo periodo ”. Faglia ricorda l’incidente della raffineria Iplom, avvenuto lo scorso anno, in cui in seguito della rottura di una tubazione dell&#39;oleodotto, si &#232; verificato lo sversamento di migliaia di litri di greggio nel fiume Polcevera, con conseguenze ambientali importanti e ripercussioni giuridiche tutt’ora aperte. “ Risk management e impatto ambientale -&#160; ha affermato il Direttore Competitivit&#224; Territoriale Ambiente ed Energia di Assolombarda, Vittorio Biondi - sono temi centrali nella gestione aziendale per la competitivit&#224; delle imprese ”.  Nel campo dei green jobs la Lombardia ha il pi&#249; alto numero di imprese eco-investitrici, circa 70.000, quasi un quinto del totale nazionale, inoltre la regione &#232; in testa sul numero di assunzioni nel settore green (27,6%). A livello nazionale, le assunzioni che hanno riguardato i lavori verdi previste dalle imprese nel 2016 sono pari al 12,9% del totale, cui si affianca il 31,6% di figure (non green jobs) alle quali sono richieste competenze green. In termini assoluti, si tratta di 72.300 assunzioni green e di 176.800 assunzioni associate alla richiesta di competenze green; nel loro insieme raggiungono quota 249.100 e costituiscono ben il 44,5% della domanda di lavoro.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/02/20/eco-professione-piu-gettonata-il-risk-manager-ambientale/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>L’eco-professione più gettonata? Il risk manager ambientale </guid>
		
            <pubDate>Mon, 20 Feb 2017 12:11:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Rinnovabili nei trasporti, &#232; l’ora del biometano</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369941/biogas.jpg" height="100"/>]]> Un pieno? S&#236; grazie, ma di biometano. Questa potrebbe diventare una risposta usuale in un prossimo futuro. L&#39;utilizzo del gas naturale come fonte energetica &#232;, infatti, in forte aumento e una diffusione del biometano nei trasporti sarebbe strategica per il nostro Paese, in quanto permetterebbe di contenere le importazioni e tagliare drasticamente le emissioni di gas serra. Quello dei trasporti &#232; il principale settore in Italia per consumi energetici ed emissioni di gas serra (oltre un terzo delle emissioni di CO2 da processi energetici deriva dai trasporti) ed &#232; anche il settore in cui hanno inciso di meno le politiche energetiche e climatiche messe finora in atto.  Secondo una proiezione della Piattafroma Tecnologica sul biometano, &#232; stato stimato che nel 2030 la produzione di biometano da biomasse potrebbe arrivare a 8,5 mld di metri cubi e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile da parte sua ha stimato che solo dalla frazione organica dei rifiuti urbani, sempre per la stessa data, si potrebbero produrre, attivando una raccolta differenziata spinta, 670 milioni di metri cubi di biometano. &quot; Dando impulso alla produzione di biometano da matrici organiche – ha dichiarato Alessandro Tramontano, Presidente del Consorzio Ecogas, organismo rappresentativo del settore del GPL e del metano per autotrazione – si moltiplicherebbe di una volta e mezza la capacit&#224; produttiva del nostro paese. Si tratta di una prospettiva di grande interesse per lo sviluppo delle auto a gas, ma anche per alimentare il ciclo virtuoso dei rifiuti e favorire lo sviluppo di una economia circolare del mondo agricolo .&quot;  In Italia, inoltre, si fa sempre pi&#249; definito il quadro nel quale si vanno ad inserire i biocarburanti, compresi quelli avanzati come il biometano in un&#39;ottica di sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore dell&#39;autotrazione e proprio in questi giorni, rende noto Ecogas, si &#232; avuto conferma che il decreto in fase di definizione mira a sostituire il gas naturale utilizzato nei trasporti con il biometano, rendendo sempre pi&#249; ecologico utilizzare autoveicoli alimentati con questo carburante e consentendo cos&#236; di contenere l&#39;inquinamento, soprattutto nei centri urbani. Il gas &#232; da sempre un carburante amato dagli italiani: oggi in Itala circola una flotta a metano di circa un milione di veicoli e di oltre due milioni a GPL e nuove prospettive si aprono in vista della diffusione della possibilit&#224; di trasformare a metano anche i mezzi diesel. Una parte considerevole di biometano potr&#224; arrivare dalla digestione anaerobica di sottoprodotti agricoli e da colture di integrazione e gli stessi mezzi agricoli potranno utilizzare questo carburante.</description>
            
		     
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            <guid isPermaLink='false'>Rinnovabili nei trasporti, è l’ora del biometano</guid>
		
            <pubDate>Thu, 16 Feb 2017 08:00:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Mari “acidi” per troppa CO2, a rischio la produzione di molluschi</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369940/molluschi.jpg" height="100"/>]]> L’effetto serra colpisce anche i mari. L’aumento di anidride carbonica infatti causa una diminuzione del pH degli oceani, che da soli assorbono un terzo della CO2 di origine antropica, con gravi ripercussioni sull’ecosistema marino ed in particolare sulle popolazioni di molluschi (ostriche, cozze, vongole, capesante ecc) che a causa della maggiore acidit&#224; delle acque impiegheranno pi&#249; tempo a “costruire” le loro conchiglie e potrebbero anche vedere sciogliere la loro corazza protettiva, con gravi danni all’ambiente e all’economia. I paesi maggiormente colpiti da questo fenomeno saranno proprio quelli dove &#232; maggiore la produzione e il mercato di molluschi: Italia, Francia, Spagna e Regno Unito. &#160;  L’impatto dell’aumento dell’acidit&#224; delle acque marine sulle popolazioni di molluschi nei paesi europei &#232; stato esaminato nello studio “ Economic impact of ocean acidification on shellfish production in Europe ” realizzato da due ricercatori dell’universit&#224; tedesca di Kiel e pubblicato sulla newsletter della commissione europea Science for Environment Policy. Lo studio &#232; stato focalizzato in Europa a causa della grande variet&#224; di molluschi allevati e per le particolari condizioni ambientali del Vecchio Continente. Proprio i paesi europei sono infatti i secondi produttori mondiali di molluschi provenienti da acquacoltura ed i quarti per i molluschi provenienti da attivit&#224; di pesca e sono, di conseguenza, quelli pi&#249; colpiti economicamente da una contrazione nelle popolazioni.  Per studiare gli effetti economici derivanti dall’acidificazione delle acque, i ricercatori hanno preso in esame gli studi finora disponibili e i dati della Fao che cataloga 54 specie di molluschi in sei gruppi: abaloni, chiocciole, conchiglie; ostriche; cozze; capesante, pettinidi; vongole, fasolari, arselle; e molluschi marini. Utilizzando tutti i dati in loro possesso, i ricercatori hanno fatto una stima delle perdite economiche der&#236;vanti dall’ acidificazione del mare conseguente l’aumento di anidride carbonica. Una semplice stima delle perdite economiche annue in Europa dovute alla minore produzione di molluschi al 2100 &#232; di circa un milione di euro. Oltre ai quattro paesi maggiori produttori, perdite consistenti ci potranno essere anche in Grecia e nei Paesi Bassi, che danno un contributo consistente alla produzione di mitili. Gli autori dello studio sottolineano comunque che la stima della perdita economica &#232; ben poca cosa di fronte alle conseguenze economiche globali dell’effetto serra, ma &#232; pur sempre un campanello d’allarme, anche tenendo conto che l’acidificazione delle acque marine non solo colpisce gli stock ittici, ma anche tutta la biodiversit&#224; e l’utilizzo di questa risorsa a fini ricreativi.</description>
            
		     
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            <guid isPermaLink='false'>Mari “acidi” per troppa CO2, a rischio la produzione di molluschi</guid>
		
            <pubDate>Tue, 14 Feb 2017 10:53:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Vent’anni dopo, come &#232; cambiato il pianeta rifiuti</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/285705/rifiutiricicloraccoltadifferenziata.jpg" height="100"/>]]> La narrazione dell’Italia dei rifiuti degli ultimi 20 anni registra un finale positivo. Il Paese oggi primeggia, infatti, in Europa grazie alle numerose e consolidate esperienze gestionali e produttive di economia circolare e questo trend positivo si deve, a livello normativo, all’approvazione D.Lgs 22 del 1997, il cosiddetto Decreto Ronchi sui rifiuti , che questo mese di febbraio compie proprio 20 anni. E sono soprattutto i numeri che testimoniano i progressi fatti in 20 anni. Se nel 1997 ben &#160;21,3 milioni di tonnellate di rifiuti (l’80% dei rifiuti urbani) finiva in discarica con enorme spreco di risorse, impatti ambientali e continue emergenze, nel 2017 solo 7,8 milioni di tonnellate di rifiuti (26%) finisce sotto terra; nel 1997 solo il 9% dei rifiuti veniva raccolto in maniera differenziata, nel 2017 si &#232; arrivati al 47,6% dei rifiuti urbani e ancora meglio &#232; andata ai rifiuti a imballaggio, l’avvio al recupero degli imballaggi &#232; salito dal 33% del 1997 al 78,5% dell’immesso al consumo nel 2015. Ma uno dei risultati migliori riguarda la green economy, cresciuta con le crescenti quantit&#224; di rifiuti avviati al riciclo, che oggi conta oltre 6.000 imprese (in aumento del 10% rispetto al 2008) con circa 155 mila addetti (un aumento degli addetti del 13% rispetto al 2008) con un fatturato stimato delle 6000 imprese dedicate alla gestione dei rifiuti di circa 50 miliardi di euro e l’ Italia inoltre&#160; detiene il 12% del numero totale di brevetti green legati al settore dei rifiuti sviluppati in Europa (seconda solo alla Germania). Per ricordare questo anniversario e fare il bilancio a 20 anni da quella riforma, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha realizzato una pubblicazione a pi&#249; mani “ La riforma dei rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 e alla vigilia del nuove Direttive rifiuti-circular economy ”.” Quella riforma –ha osservato il padre del Decreto, Edo Ronchi - ha consentito di far decollare l’industria verde del riciclo dei rifiuti e potrebbe consentire di raggiungere anche i nuovi e pi&#249; impegnativi target europei di riciclo a condizione che venga applicata in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale ”  E proprio i ritardi di alcune citt&#224; e Regioni mettono a rischio il raggiungimento dei nuovi e pi&#249; impegnativi obiettivi fissati dalla nuova Direttiva rifiuti-circular economy: il 60% di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e 65% entro il 2030 . In cinque Regioni, tutte del sud, Basilicata (con una raccolta differenziata al 31%), Puglia (30%), Molise (25%), Calabria (25%) e Sicilia (13%) e in importanti citt&#224;, a partire da Roma, la raccolta differenziata presenta, infatti, ritardi quantitativi e qualitativi. C’&#232; una carenza di programmazione e di impianti, in particolare di compostaggio e di trattamento della frazione umida e i rifiuti, quindi, vengono – per una parte importante – smaltiti fuori regione, a volte anche all’estero, con rilevanti costi, economici, ambientali, di trasporto. In occasione dei 20 anni del Decreto Ronchi il Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) ha anche commissionato ad Ipsos una ricerca che fotografa i “sentimenti” degli italiana verso la raccolta differenziata.  Dal sondaggio emerge che la raccolta differenziata piace agli italiani che comprendono anche come essa sia essenziale per ridurre lo spreco di materiali. Il 91% dice infatti di farla abitualmente e ben il 93% la considera una utile necessit&#224; e il 32% &#232; convinto che non rappresenti un problema, ma piuttosto una risorsa. Gli italiani poi in maggioranza (58%) si dicono pi&#249; attenti al riciclo dei materiali, anche se un’alta percentuale (68%) non nasconde la fatica di gestire quantit&#224; crescenti di rifiuti. Ma perch&#233; gli italiani scelgono di differenziare i rifiuti? Qui a le percentuali tendono ad avvicinarsi: il 58% dice che si fa perch&#233; si &#232; pi&#249; attenti all’ ambiente, ma per il 42% si fa perch&#232; &#232; obbligatorio. Le raccolte differenziate dei rifiuti “pi&#249; gettonate” (91%) sono quelle di carta, vetro e plastica.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/02/07/come-e-cambiato-il-pianeta-rifiuti/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Vent’anni dopo, come è cambiato il pianeta rifiuti</guid>
		
            <pubDate>Tue, 07 Feb 2017 09:00:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Gli scarti alimentari? Una miniera di risorse per cosmetica, zoologia e per produrre energia</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369939/decalogo-enea.jpg" height="100"/>]]> In Italia vengono gettati nel cassonetto circa 5,5 milioni di tonnellate di cibo ogni anno , in pratica 42 kg di cibo a persona sotto forma di avanzi non riutilizzati e alimenti scaduti o andati a male, con un valore economico che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno, di questi 42 kg, oltre 10 sono costituiti da verdure e prodotti ortofrutticoli per un totale di oltre 1,3 milioni di tonnellate. Si tratta di una vera e propria miniera ancora poco sfruttata e conosciuta di risorse preziose che finisce ogni giorno nella spazzatura.  Con i prodotti vegetali gettati via, infatti, oltre a fitosanitari e nutraceutici, si potrebbero produrre 41 milioni di m 3 di biometano, l’equivalente dell’energia necessaria per riscaldare 46mila appartamenti, con un risparmio di circa 2 milioni di tonnellate di CO 2, &#160; e non &#232; tutto, questi scarti potrebbero trasformarsi in cibi “Superfood” per mantenersi in forma, cosmetici, nuovi alimenti per la zootecnia o addirittura in packaging alimentare.  Questo “ catalogo ” di prodotti derivati dagli scarti alimentari l’ha fornito l’Enea che grazie ai suoi laboratori e impianti di ultima generazione e competenze e professionalit&#224; pluriennali, sta percorrendo con tecnologie e metodologie innovative il cammino per combattere lo spreco alimentare trasformando lo scarto di un settore, in materia prima per un altro, in sostanza arrivare a vedere da un rifiuto una risorsa. &#160; “Il futuro &#232; qui - osserva Roberto Balducchi responsabile del laboratorio Bioprodotti e Bioprocessi dell’ENEA - dobbiamo cambiare radicalmente la concezione di scarto e rifiuto perch&#233; ogni giorno grazie alla ricerca scopriamo il valore nascosto di molti sottoprodotti e materie prime-seconde a cui oggi l&#39;industria associa solo costi di gestione e smaltimento. Questo scenario apre la strada ad un molteplicit&#224; di percorsi di sviluppo in termini di nuove professioni, nuovi prodotti e nuove sfide per la ricerca applicata”. Contro lo spreco alimentare, l’Enea ha anche pubblicando un  decalogo  con tutte le buone pratiche domestiche per ridurre i cibi che finiscono nei rifiuti .  La lotta allo spreco alimentare arriva anche “ in pausa pranzo ”. In concomitanza con la Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare Edenred, inventore del Ticket Restaurant&#174;, ha stretto un accordo con Malvida, la startup italiana che ha ideato il progetto reBOX e immesso sul mercato reFOOD , il contenitore per alimenti riciclabile che consente di portare a casa il cibo avanzato al ristorante in modo originale. Si utilizza, infatti, una pratica scatola disegnata da creativi e artisti emergenti che punta cos&#236; a sconfiggere il tab&#249; che ancora molte persone nutrono verso le cosiddette doggy bag. Questa settimana un panel di 60 ristoranti su tutto il territorio nazionale verr&#224; coinvolto nella prima fase del progetto che mira a mettere reFOOD a disposizione degli oltre 150.000 locali aderenti al circuito Ticket Restaurant&#174;. Partner accademico del progetto &#232; lo IESCUM , Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano. I titolari dei 60 locali scelti per questa fase di test aiuteranno i responsabili del progetto a capire il livello d’imbarazzo dei consumatori quando devono richiedere una doggy bag e a monitorarlo nel tempo rispondendo a diversi questionari per un periodo di sei settimane. Una volta compresi al meglio bisogni e potenzialit&#224;, il progetto si allargher&#224; anche agli altri locali che accettano buoni pasto Ticket Restaurant&#174;.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/02/06/gli-scarti-alimentari-una-miniera-di-risorse-per-cosmetica-zoologia-e-per-produrre-energia/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Gli scarti alimentari? Una miniera di risorse per cosmetica, zoologia e per produrre energia</guid>
		
            <pubDate>Mon, 06 Feb 2017 08:03:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Vino ed olio? Pi&#249; buoni e sostenibili se in bottiglia di vetro</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369938/glass-bottle.jpg" height="100"/>]]> Al “ Made in Italy ” si addice il vetro. Per vino ed olio , due prodotti iconici del sistema con marchio Italia, il vetro rappresenta infatti un packaging insostituibile per mantenere inalterate tutte le sfaccettature del sapore, per proteggere le sostanze preziose per la salute, per isolarli dagli agenti esterni evitandone l’ossidazione e prolungare cos&#236; la loro “ shelf life ”, per salvaguardare l’ambiente, perch&#233; la bottiglia di vetro rappresenta il perfetto esempio di economia circolare. Questa unione particolarmente positiva tra il vino e l’olio e la bottiglia di vetro &#232; testimoniata da due ricerche realizzate rispettivamente dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Universit&#224; di Pisa e dal Dipartimento di Scienze e Innovazione tecnologica dell’Universit&#224; del Piemonte Orientale – Alessandria. “ I vini e gli oli di qualit&#224; - ha osservato Marco Ravasi, Presidente della sezione contenitori in vetro di Assovetro - trovano da sempre nel vetro la ‘custodia’ migliore che assicura la loro qualit&#224; e la perfetta conservazione. . Da non dimenticare poi la dimensione ambientale delle bottiglie in vetro, ormai riconosciute da tutti quale esempio virtuoso del paradigma dell’economia circolare ”.&#160;  Per l’olio soprattutto la bottiglia in vetro scuro assicura il matenimento degli antiossidanti naturali, minori concentrazioni di nichel, un contenuto maggiore di sostanze volatili che accentuano gusto e profumo Nella ricerca realizzata dal professor Emilio Marengo del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica Universit&#224; del Piemonte Orientale – Alessandria sono stati studiati campioni di olio extravergine imbottigliato in diversi contenitori: bag-in-box, bottiglia di polietilentereftalato (PET), latta, bottiglia di vetro chiaro e di vetro verde UVAG. I risultati della ricerca hanno messo in evidenza che in particolare il contenuto di quercetina (importante antiossidante naturale) diminuisce progressivamente nel tempo in tutti i contenitori, ma la diminuzione &#232; meno marcata nei campioni conservati nel vetro verde UVAG. Per quanto riguarda i metalli, la concentrazione del nichel, un metallo allergenico e tossico, risulta maggiore nei campioni conservati nella latta e nel bag-in-box, mentre quella dello zinco, un micro-elemento essenziale, presente in svariati enzimi, risulta maggiore nel vetro verde UVAG.  L’analisi condotta ha sottolineato, infine, che i contenitori di vetro hanno un contenuto di composti volatili maggiore rispetto agli altri, indice che si mantiene pi&#249; a lungo la ricchezza iniziale del profumo. Per il vino &#232; la bottiglia di vetro chiusa con un turacciolo di sughero, meglio se conservata in posizione orizzontale, ad assicurare la miglior conservazione nel tempo e a contenere il calo nei componenti pi&#249; sensibili all’ossidazione che riducono sensibilmente il potere antiossidante e, quindi, il benefico effetto indotto sulla salute. La ricerca realizzata dal professor Gianpaolo Andrich del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Universit&#224; di Pisa ha esaminato tre tipi di contenitori (bag in box da 3 e da 20 litri; tetra brik da 0.25 e da 1 litro, bottiglie di vetro da 0.375 e da 0.75 litri), quattro tipi di chiusura (sughero, materiale polimerico, a corona, a vite) e varie temperature di conservazione. Dalle analisi emerge in particolare che per quanto riguarda la sensibilit&#224; all’ossidazione &#232; il bag in box a presentare i risultati peggiori (maggiore permeabilit&#224; all’aria esterna); questo giustifica il limitato tempo per la conservazione di un vino (1 anno suggerito dagli stessi produttori di questi contenitori) ed &#232; proprio il vetro a preservare meglio il vino dall’ ossidazione per una pi&#249; ridotta permeazione dell’ossigeno quando munito di chiusure adeguate. Per rispettare l’ ambiente negli ultimi decenni per tenere il passo con i sempre pi&#249; severi standard ambientali, la bottiglia di vetro da una parte si &#232; sottoposta ad una attenta “cura dimagrante” e dall’altra ha visto salire sempre di pi&#249; l’utilizzo del rottame nel processo di produzione (tra l’80 e il 90%). Oggi le bottiglie sono molto pi&#249; leggere di un tempo (le bottiglie di vino hanno ridotto il loro peso del 12%negli ultimi 10 anni), richiedendo quindiminor consumo di materie prime, di energia e, di conseguenza, producendo minori emissioni di CO 2 .  L’utilizzo di rottame per la produzione di contenitori &#232; stato quantificato nel 2016 in un risparmio energetico di circa 318 milioni di metri cubi di metano (il consumo medio annuale di una citt&#224; come Genova). Attraverso l’utilizzo del rottame si evitano l’estrazione di materie prime tradizionali (sabbia, carbonati, soda, etc.) per circa 3.050.000 tonnellate e le emissioni in atmosfera di 1.875.000 tonnellate di CO 2 equivalenti.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/02/01/vino-ed-olioeur-piu-buoni-e-sostenibili-se-in-bottiglia-di-vetro/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Vino ed olio? Più buoni e sostenibili se in bottiglia di vetro</guid>
		
            <pubDate>Wed, 01 Feb 2017 12:33:00 GMT</pubDate>
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		    <title>In Europa il vento soffia per l’eolico off-shore</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369937/offshore-windfarm-rigfusion.jpg" height="100"/>]]> Il vento sta soffiando nella direzione dell’ eolico off-shore , complice la discesa dei costi, la costruzione di turbine pi&#249; grandi e un know-how migliore. Secondo Bloomberg New Energy Finance, il 2016 &#232; stato un anno record per i finanziamenti dell&#39;eolico off-shore , con un aumento del 40% fino ad arrivare a 29,9 miliardi di dollari. Anche il Vecchio Continente &#232; riuscito a tenere il passo, l’industria ha annunciato, infatti, investimenti per i prossimi quattro anni pari a 18,2 miliardi di euro e nel 2016 sono state installate 1.558 MW di nuova capacit&#224; off-shore per un totale di 12.631 MW: in pratica negli ultimi due anni &#232; stata installata in Europa una turbina al giorno.  I dati europei sono stati forniti dall’associazione dei produttori, Wind Europe, che sottolinea come i nuovi investimenti produrranno ulteriori 4,9 GW di nuova capacit&#224; in cinque paesi. La parte del leone, con la met&#224; degli investimenti, la far&#224; il Regno Unito, che ultimamente sta sempre di pi&#249; spingendo l’acceleratore sull’eolico off-shore e che ha in programma la costruzione del parco eolico off-shore pi&#249; grande al mondo progettato su una superficie di poco pi&#249; di 400 chilometri quadrati a 120 chilometri dalla costa dello Yorkshire e che, a regime, dovrebbe fornire energia a un milione di abitazioni. &quot; E&#39; bello – ha dichiarato Giles Dickson, Amministratore Delegato di WindEurope - vedere l&#39;alto livello di investimenti in energia eolica off-shore -aumentato del 40% su base annua. Le nuove installazioni sono in linea con la tendenza degli ultimi 5 anni dopo il picco nel 2015 ”.&#160;  Sono tre i Paesi che ne 2016 hanno investito nell’eolico off-shore: Germania (813MW), Paesi Bassi (691 MW) e Regno Unito (56 MW). Questa nuova capacit&#224; &#232; suddivisa in 7 parchi eolici dove ci sono 338 turbine con una potenza media di 4,8 MW (in crescita dai 4,2 MW nel 2015). &quot; Abbiamo installato in Europa – ha aggiunto Dickinson - in media una turbina ogni giorno negli ultimi due anni. Con tutti i nuovi progetti in arrivo, ci aspettiamo che i numeri salgano rapidamente nel corso dei prossimi 4 anni. Dovremmo vedere oltre 3 GW di nuove installazioni nel 2017. E contiamo di raggiungere 25 GW di capacit&#224; totale entro il 2020, il doppio di oggi ”.  Nello scenario europeo attuale dell’eolico off-shore, che vede 3.344 turbine in 82 parchi eolici localizzati in 11 paesi e una leadership quasi incontrastata della Siemens nella produzione di turbine, resta in sospeso una domanda: Germania, Paesi Bassi e Regno Unito hanno in programma un ulteriore sviluppo dell’eolico off-shore al 2030, ma gli altri Paesi che stanno facendo?  Per il momento non c’&#232; quasi nulla in vista eppure, osserva Wind Europe, questo sarebbe il momento di “scrivere” una strategia energetica europea per tenere fede agli impegni del Trattato di Parigi, l&#39;Europa infatti, osserva l’Associazione, ha bisogno di sostenere la crescita dell&#39;energia eolica offshore per avviare la sua transizione energetica, soprattutto puntando sull’off-shore, visto i prezzi sempre pi&#249; competitivi.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/01/30/in-europa-il-vento-soffia-per-l-eolico-off-shore/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>In Europa il vento soffia per l’eolico off-shore</guid>
		
            <pubDate>Mon, 30 Jan 2017 09:48:00 GMT</pubDate>
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		    <title>E-Mobility, nel 2016 vendute nel mondo 800.000 vetture, in Italia solo 2.560</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369936/electric-car.jpg" height="100"/>]]> Prosegue l’inarrestabile, ma ancora lenta avanzata dell’ auto elettrica . Nel 2016 ne sono state vendute nel mondo circa 800.000 (+40% rispetto al 2015) con una prevalenza sempre pi&#249; significativa dei veicoli “ full electric ” (BEV), il 63% del totale contro il 60% dell’anno precedente.  In Italia, invece, ne sono state vendute appena 2.560 per un valore di 75 milioni di euro, cio&#232; lo 0,1% dell’intero mercato dell’auto, senza nessuna crescita (e dunque in controtendenza) rispetto al 2015. Lo rileva il primo l’ E-Mobility Report realizzato dall’ Energy&amp;amp;Strategy Group del Politecnico di Milano che ha stimato analizzando i dati e i trend di crescita della mobilit&#224; elettrica in Italia e nel mondo. Il Report, oltre allo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici ha misurato la crescita delle installazioni delle infrastrutture di ricarica. “ Proprio dal confronto tra le previsioni di crescita di queste due componenti essenziali dell’e-mobility – ha osservato il professor Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy&amp;amp;Strategy Group - &#232; infatti possibile valutare la coerenza, e quindi la credibilit&#224;, del piano di sviluppo che anche il nostro Paese intende attuare entro il 2020 ”.  Da gennaio a settembre 2016 le auto elettriche vendute nel mondo sono state circa 518.000 (sia BEV, ossia i modelli full electric, che PHEV, gli ibridi plug-in), il 53% in pi&#249; rispetto allo stesso periodo del 2015, anno in cui le vendite sono arrivate a 550.000. La Cina &#232; il pi&#249; grande mercato mondiale, con 225.000 auto elettriche vendute nei primi 3 trimestri 2016 e un’impressionante crescita del 118% rispetto allo stesso periodo 2015. Anche per gli Stati Uniti (109.000 unit&#224; vendute, + 33% rispetto al 2015) e per l’Europa (151.000 unit&#224;, + 23). L’Italia si trova in una posizione di retroguardia in Europa con appena all’1%, svetta la Norvegia dove le immatricolazioni dei veicoli elettrici hanno rappresentato addirittura il 23,3% del totale.  Una delle ragioni che pu&#242; spiegare il diverso andamento delle vendite delle auto elettriche &#232; certamente la presenza di meccanismi di incentivazione. E’ stata condotta un’analisi comparativa tra 10 Paesi (Italia, Cina, Giappone, USA, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, UK) misurando sia gli incentivi diretti all’acquisto, cio&#232; una riduzione del prezzo del veicolo, sia quelli diretti all’uso e alla circolazione, che prevedono per l’utente dei bonus durante tutto il ciclo di vita del veicolo. In Norvegia, non a caso uno dei Paesi con il maggior numero di immatricolazioni, sono disponibili incentivi estremamente &#171;generosi&#187;, pari a circa 20.000 euro per i BEV e 13.000 per i PHEV. Anche i Paesi Bassi incentivano l’acquisto, soprattutto dei PHEV (9.500 €), e ci&#242; spiega almeno in parte il boom di questi veicoli nel Paese.  L’Italia si conferma inesorabilmente indietro , facendo segnare i controvalori pi&#249; bassi: circa 3.000 euro per un BEV e 2.000 per un PHEV. Cina e Stati Uniti prevedono incentivi simili, rispettivamente di 8.500 e 9.000 euro per i BEV e di 5.000 e 5.500 per i PHEV. Per il decollo dei veicoli elettrici di primaria importanza sono i punti di ricarica. Sono 1,45 milioni i punti di ricarica censiti nel mondo a fine 2016, in forte crescita (+81%) rispetto agli oltre 800.000 punti del 2015 e 73 volte di pi&#249; rispetto ai soli 20.000 del 2010 (il 13% pubbliche). In Europa sono stati installati complessivamente 70.000 punti di ricarica pubblici (37%) e circa 400.000 privati (30%). Anche qui l’Italia &#232; indietro, si possono stimare, infatti, circa 9.000 punti di ricarica, di cui 7.000-7.500 privati (circa l’80%) e 1.750 pubblici (20%), cresciuti nell’ultimo anno di 2.500 unit&#224; (+28%, contro lo stallo dal 2013 al 2015).  Dovr&#224; essere il cosiddetto PNIRE ( Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica ), redatto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a governare lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica nel nostro Paese. L’obiettivo al 2020 &#232; l’installazione di 4.500-13.000 punti di ricarica normal power (con un potenza pari o inferiore a 22 kW) e di 2.000-6.000 high power (superiore a 22 kW), la copertura finanziaria al momento &#232; di 33,5 milioni di euro</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/01/27/e-mobility-nel-2016-vendute-nel-mondo-800000-vetture-in-italia-solo-2560/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
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            <pubDate>Fri, 27 Jan 2017 08:48:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Gli shoppers diventano eco grazie a gusci di gamberetti e aghi di pino</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369935/shoppers-biodegradabili.jpg" height="100"/>]]> Amido di mais, canna da zucchero, materie prime vegetali, gli shoppers per la spesa abbandonano il petrolio e si rivolgono sempre pi&#249; spesso a sostanze naturali e biodegradabili per risparmiare l’ambiente e ridurre il problema rifiuti.  Tra le nuove sostanze ora ci sono anche i gusci di gamberetto e gli aghi di pino . Un progetto, guidato da Nicola Everitt dell’Universit&#224; di Nottingham insieme ai ricercatori dell’Universit&#224; del Nilo in Egitto, sta infatti portando avanti lo sviluppo di un alternativa alle plastiche a base di petrolio da utilizzare negli imballaggi, che nello stesso tempo dovrebbe alleggerire il problema rifiuti in Egitto, dove solo poco pi&#249; del 50% dei rifiuti urbani trova un corretto smaltimento. Per realizzare i sacchetti biodegradabili, i ricercatori stanno studiando l’uso del chitosano, un polimero derivato dalla chitina, un composto organico che viene estratto dai gusci di gamberetti, gusci che in Egitto costituiscono parte del problema rifiuti. Il chitosano &#232; un biopolimero gi&#224; utilizzato nel confezionamento farmaceutico grazie alle sue propriet&#224; antimicrobiche, antibatteriche e biocompatibili. Da ogni chilogrammo di gusci di gamberetti, i ricercatori sperano di produrre 10-15 shoppers. Secondo il procedimento studiato, i gusci vengono prima lavati e poi bolliti in acido per rimuovere il carbonato di calcio. Vengono poi nuovamente lavati prima di essere immersi in una soluzione alcalina che serve a rimuovere la proteina, lasciando le lunghe catene molecolari che compongono il biopolimero. I fiocchi di chitosano essiccati possono essere disciolti in una soluzione e trasformati in una pellicola di polimero attraverso procedimenti convenzionali.  I ricercatori prevedono inoltre di studiare l&#39;uso del materiale per creare una pellicola polimerica come imballaggio alimentare in grado di assorbire ossigeno e migliorare la durata di conservazione di alimenti, riducendo, cos&#236;, gli sprechi. Anche dagli aghi di pino si pu&#242; ottenere una nuova plastica biodegradabile e ecosostenibile per la produzione di sacchetti per la spesa e dispositivi medici. I primi grammi di questo nuovo materiale sono stati ottenuti sempre nei laboratori inglesi, questa volta dell&#39;Universit&#224; di Bath, grazie ad un procedimento descritto sulla rivista Polymer Chemistry.”I l nostro progetto - spiega la ricercatrice Helena Quilter - vuole sfruttare gli aghi di pino prodotti come scarto dall&#39;industria della carta, che altrimenti verrebbero buttati e aggraverebbero il problema rifiuti. Se riuscissimo a produrre plastica partendo da simili fonti sostenibili, potremmo fare davvero la differenza per l’ambiente ”. Lo studio fa parte di una ricerca pi&#249; ampia che punta ad utilizzare sostanze chimiche bio come fonte ecosostenibile alternativa ai prodotti petrolchimici e che sta anche studiando altri composti organici come, ad esempio, il limonene presente negli agrumi.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/01/25/gli-shoppers-diventano-eco-grazie-a-gusci-di-gamberetti-e-aghi-di-pino/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>Gli shoppers diventano eco grazie a gusci di gamberetti e aghi di pino</guid>
		
            <pubDate>Wed, 25 Jan 2017 08:50:00 GMT</pubDate>
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		    <title>L’economia circolare si fa anche con una matita</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369933/perpetua.jpg" height="100"/>]]> Piccole prove di economia circolare affidate ad una matita. Si tratta di Perpetua , una matita di design tipicamente italiano, prodotta utilizzando all’80% polvere di grafite, ottenuta al termine del ciclo produttivo dei componenti elettrici (elettrodi di grafite), che altrimenti sarebbe stata destinata allo smaltimento in discarica. Si tratta di una matita che non sporca, non si rompe, non ha bisogno di un temperamatite e soprattutto “consuma”, scrivendo, quella grafite che altrimenti finirebbe in discarica con danni all’ambiente e alti costi economici.  E’ stata, realizzata ed ideata da Alisea una piccola azienda vicentina, guidata da Susanna Martucci, che produce oggetti promozionali realizzati con gli scarti di lavorazione. Come spiega Martucci, l’idea di Perpetua &#232; nata quando un cliente, che produceva ogni anno 12 tonnellate di scarti di grafite, ha chiesto di realizzare un gadget . Cosa fare con la grafite? Cos’altro se non matite! Ma in Italia, come ha scoperto Martucci, nessuno pi&#249; le produceva. E cos&#236; insieme a un perito industriale e una designer si &#232; messa al lavoro e dopo un anno &#232; nata Perpetua. Una matita tutta italiana, prodotta interamente con materiale di scarto , senza involucro di legno e con l’allegra gommina colorata che per unirsi al corpo centrale non ha bisogno di un anellino di metallo, ma si fonde direttamente con la grafite.  Perpetua &#232; uno e, forse, il pi&#249; riuscito gadget ad economia circolare uscito da Alisea . Tra i tanti prodotti ci sono infatti una serie di oggetti di arredamento realizzati con cera d’api e bucce di pomodoro essiccate, “cascame” di un’industria conserviera o la penna fatta con la platica dei fanali delle auto rottamate. “ Il mio business – dice Susanna Martucci - &#232; un business sano che non inquina il territorio. Un business che mi piace sempre di pi&#249; e che realizza in pieno il concetto di economia circolare ”. Di Perpetua, da quando &#232; nata nel 2013, ne sono stati venduti pi&#249; di 800 mila pezzi sia in Italia che all’ estero, ed &#232; ormai diventata un’habitu&#233; sulle scrivanie dei “grandi”. Per celebrare il semestre di Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea, il Ministero dell’Ambiente l’ha voluta donare, infatti, a tutti i Ministri e Commissari UE, quale interprete dei principi di ecosostenibilit&#224;, innovazione ed eccellenza made in Italy; nel 2015 ha fatto la sua apparizione alla Conferenza Onu sul clima di Parigi e a maggio di quest’anno verr&#224; donata alle delegazioni internazionali che saranno presenti al G7 di Taormina.</description>
            
		     
				<link>http://www.econewsweb.ithttp://www.econewsweb.it/it/2017/01/23/economia-circolare-si-fa-anche-con-una-matita/</link>
			    	
		 
				    	
				
 
            <guid isPermaLink='false'>L’economia circolare si fa anche con una matita</guid>
		
            <pubDate>Mon, 23 Jan 2017 07:44:00 GMT</pubDate>
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        <item>

		    <title>Summit di Davos, alla ricerca di una leadership perduta sul clima</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369930/global-risks-report-2017.jpg" height="100"/>]]> Al World Economic Forum di Davos,&#160; capi di Stato e di Governo, politici e top manager (per l’Italia il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan) si incontrano fino a venerd&#236; 20 gennaio&#160;per parlare di “ Leadership responsabile e reattivit&#224; ” in tutti i campi, ma soprattutto per quanto riguarda i cambiamenti climatici, specialmente dopo il cambiamento politico in Europa (Brexit) e Nord America che mette a rischio i progressi fatti in questo campo a causa delle difficolt&#224; che i leader dovranno affrontare per concordare una linea d&#39;azione a livello internazionale. A indicare come il clima sia una delle principali minacce ad impatto globale &#232; stato proprio nei giorni scorsi il 12esimo Global Risks Report 2017, pubblicato dal World Economic Forum (WEF) che, per tradizione, diventa ogni anno il punto di partenza del summit di Davos.  Il Report, basato sulle valutazioni di 750 esperti che hanno valutato 30 rischi globali, mette infatti nella cinquina delle principali minacce ad impatto globale ben quattro temi ambientali, tutti strettamente connessi con i cambiamenti climatici: fallimento delle misure di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, crisi idriche, eventi meteo estremi, disastri naturali (solo le armi di distruzione di massa entrano in questa top 5 delle minacce globali per il 2017). Per Margareta Drzeniek-Hanouz, responsabile del World Economic Forum per la competitivita, per rispondere ora al rischio clima &quot; &#232; necessaria un&#39;azione urgente tra tutti i leader per identificare i modi per superare le differenze politiche o ideologiche e lavorare insieme per risolvere le sfide pi&#249; critiche ”.  Eppure nel Rapporto viene evidenziato come nel mondo nel 2016 siano stati fatti progressi nel campo dei cambiamenti climatici, a cominciare dal numero consistente di paesi, compresi gli Stati Uniti e la Cina, che hanno ratificato l&#39;accordo di Parigi, a proseguire con la decisione dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile che prevede di arrestare l’aumento delle emissioni degli aerei entro il 2020, all’emendamento al Protocollo di Montreal sull’assottigliamento dello strato di ozono che, attraverso una riduzione dell’ uso degli HFC, permetter&#224; di evitare un aumento della temperatura di 0,5&#160; gradi centigradi entro il 2050, fino alla rilevazione dell’Agenzia internazionale dell’ energia che per la prima volta rileva che le fonti rinnovabili hanno superato il carbone nella produzione di energia. Nonostante i progressi fatti per&#242;, avverte il rapporto, “ il passo del cambiamento non &#232; abbastanza rapido ”, tanto che le emissioni globali di gas serra (GHG) sono in crescita, attualmente di circa 52 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti all&#39;anno e il 2016 sar&#224; ricordato come l’anno pi&#249; caldo secondo l’analisi provvisoria dell’ Organizzazione meteorologica mondiale. Il WEF indica, per&#242;, come invertire questo trend: per mantenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi e limitare i rischi conseguenti al cambiamento climatico, il mondo, dovr&#224; ridurre le emissioni di CO2 tra il 40 e il 70% entro il 2050 ed eliminarle per il 2100 e per questo sar&#224; necessaria una cooperazione globale che dovr&#224; coinvolgere tutti gli stati.</description>
            
		     
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            <pubDate>Tue, 17 Jan 2017 08:00:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Rete elettriche innovative e green con accordo ENEA–Toshiba</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369928/reti-elettriche.jpg" height="100"/>]]> Le reti elettriche del futuro, pi&#249; innovative e verdi, “partiranno” dal Centro Ricerche ENEA Casaccia dove ha preso il via la costruzione e la sperimentazione di un impianto dimostrativo di ultima generazione, l’HVDC-VSC (High Voltage Direct Current-Voltage Sourced Converter) che promette di rivoluzionare la trasmissione di energia elettrica su lunghe distanze. A realizzarlo saranno Toshiba Corporation e Toshiba T&amp;amp;D Europe in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento Tecnologie Energetiche ENEA.  A dare esecuzione al progetto di ricerca congiunto &#232; stata la sottoscrizione tra ENEA, Toshiba Corporation e Toshiba T&amp;amp;D Europe di Implementation Documents che definiscono ruoli, tempistiche, modalit&#224;, obblighi economico-finanziari, attivit&#224; e risorse tecnico-scientifiche dell’accordo. Unico nel suo genere, l’HVDC-VSC sar&#224; operativo a fine 2017 e consentir&#224; di far viaggiare l’elettricit&#224; in corrente continua, “ favorendo – come ha spiegato il coordinatore del progetto Giorgio Graditi, responsabile del Laboratorio Sistemi Fotovoltaici e Smart Grid dell’ENEA - la creazione di reti interconnesse a livello europeo, nonch&#233; l&#39;integrazione in rete delle fonti rinnovabili ”. “ Si tratta – aggiunge Graditi – di una tecnologiache punta allo sviluppo di reti di trasporto di energia elettricainnovative con una maggiore integrazione di rinnovabili e alla creazione di reti interconnesse come Super Grid e Trans-European Network.I risultati della sperimentazione saranno integrati anche in un’analisi di impatto a livello europeo con lo scopo di dimostrare l’applicabilit&#224; delle soluzioni proposte a differenti livelli di scala e la loro possibile replicabilit&#224; nel contesto della rete pan-europea di trasmissione di energia elettrica ”.  Una volta completata la realizzazione e la dimostrazione del prototipo italo-nipponico, ENEA otterr&#224; gratuitamente la propriet&#224; dell’impianto HVDC-VSC, che verr&#224; utilizzato per attivit&#224; di ricerca con il coinvolgimento anche di grandi player nazionali. “ &#200; evidente la rilevanza strategica di questa iniziativa – conclude Graditi –&#160; alla luce degli sviluppi e dei progressi tecnologici di cui potr&#224; beneficiare il sistema Italia e in particolare le imprese ”. Il via odierno alla fase operativa del progetto, segue il Memorandum of Understanding tra ENEA e NEDO (New Energy and Industrial Technology Developmet Organization), l&#39;Agenzia governativa giapponese per l&#39;energia e lo sviluppo tecnologico, sottoscritto lo scorso febbraio. La tecnologia prevede la nuova interconnessione HVDC (High Voltage Direct Current) costituita da innovativi convertitori multilivello con tecnologia VSC (Voltage Source Converter), che comporta significativi vantaggi in termini di maggiore efficienza, flessibilit&#224;, sicurezza e stabilit&#224; di rete e di minore impatto ambientale e ingombro. Inoltre, grazie all’utilizzo di cavi superconduttori ad elevata potenza, sar&#224; aumentata la capacit&#224; di trasporto e diminuiranno le perdite di rete.  La tecnologia HVDC &#232; la soluzione pi&#249; idonea per realizzare interconnessione tra reti elettriche e trasportare in modo efficiente corrente via cavo per lunghi tratti (centinaia-migliaia di kilometri): basti pensare, ad esempio, alle interconnessioni dei parchi eolici off-shore e delle piattaforme petrolifere alla rete elettrica sulla terraferma, etc.&#160;  A oggi nel mondo la quasi totalit&#224; dell’elettricit&#224; viene trasmessa attraverso linee a corrente alternata e solo il 2-3% attraverso reti a corrente continua ad alta tensione. In Europa sono in esercizio circa 20 interconnessioni HVDC e circa una decina sono in fase di pianificazione e/o costruzione.</description>
            
		     
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            <pubDate>Mon, 16 Jan 2017 08:01:00 GMT</pubDate>
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		    <title>Il ruolo della comunicazione ambientale per disseminare il concetto di resilienza</title>
            <author>redazione@econewsweb.it (Redazione Econews)</author>
            <description><![CDATA[<img src="http://www.econewsweb.it/media/369929/resiliencecut.jpg" height="100"/>]]> Lo scorso dicembre, nell’ambito del progetto “ Sostenibilmente ” di Kyoto Club, si &#232; tenuto il webinar &quot; Partecipazione e condivisione, binomio imprescindibile della resilienza. &#160;Il ruolo della comunicazione ambientale &quot;.  Come coordinatrice del GdL “ Comunicazione e partecipazione ambientale ” di Kyoto Club, insieme a Marco Gisotti , giornalista e divulgatore ambientale, abbiamo approfondito ed indagato il concetto di  Resilienza , termine molto in voga nell’attuale assetto sociale e comunicativo, soprattutto per ci&#242; che concerne la comunicazione ambientale.   La Resilienza intesa quale capacit&#224; di un sistema di adattarsi al cambiamento.   Ma cosa vuol dire adattamento?  Significa inarrestabile aggiustamento, adeguamento alle mutazioni che, in una compagine sociale in costante movimento ed “effervescente”, come quella attuale, dove gli eventi si determinano con immediatezza e velocit&#224; conclamata, si deve tradurre in capacit&#224; di adeguamento, per riuscire a divenire attori del cambiamento, non spettatori passivi da esso fagocitati. Ed ecco allora che, anche nell’ambito attinente alla eco sostenibilit&#224;, il concetto di resilienza si erge a “main character”, essenza di protagonismo positivo che indirizza e stimola le azioni pi&#249; performanti in difesa del Pianeta, per la preservazione di esso nell’interesse delle future generazioni. Ma adattarsi, in un globo interrelato e fortemente interdipendente, non &#232; aspetto semplice n&#233; semplicistico. In una dimensione cos&#236; sconfinata, la capacit&#224; di interagire assurge dunque a ruolo fondamentale ed &#232; anche flusso linfatico dell’essere resiliente. Si profila l’esigenza di far convergere in unit&#224; di intenti politiche pubbliche e private, tenendo nella giusta considerazione gli aspetti di tutela ambientale. L’importanza dunque di una crescita sostenibile e partecipata &#232; priorit&#224; distintiva della Resilienza. E gli accordi sottoscritti dalle potenze mondiali nell’ambito della Conferenza sul Clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, potenziati nel recente Summit di Marrakesh, sono la testimonianza che si sta andando in tale direzione.   Quindi l’essere resiliente sottintende la capacit&#224; di guardare al futuro e allo sviluppo con un approccio di maggior riguardo verso l’ecosistema.   Ma, per diffondere questo sentimento, serve far conoscere le best practice affinch&#233; le azioni pi&#249; virtuose siano replicate in ambito globale. Ed ecco, allora, che entra in scena la comunicazione ambientale. Quella cassa di risonanza che permette di dare eco alle azioni positive e responsabili, che generano sviluppo in chiave sostenibile.   Proprio nell’ottica dell’esaltazione delle best practice nell’ambito della resilienza e dello sviluppo ad essa conseguente, &#232; stata presentata, lo scorso ottobre, la prima edizione del premio  Italian Resilience Award , presso l’Auditorium del Ministero dell’Ambiente.   Un riconoscimento per i Comuni e le aziende italiane che meglio riescono a declinare i cambiamenti attraverso un approccio partecipativo ed inclusivo. Le adesioni sono state molteplici e tutte di grande valore, a dimostrazione che si sta andando nella direzione della crescita sostenibile. Il ruolo della comunicazione ambientale, nella fattispecie costituita dal premio, &#232; proprio quello di dare risalto a tali azioni, affinch&#233; si propaghino e divengano modelli da ricalcare. E’ d’obbligo soffermarsi a questo punto sull’acronimo scelto per tale Onorificenza, ovvero IRA . Un termine sinonimo di &quot;furia&quot;, &quot;collera&quot; o, impropriamente, &quot;rabbia&quot;, con cui si vuole indicare uno stato psichico alterato, ma che abbiamo scelto volutamente nella sua accezione positiva: Forma di reazione, di risposta a situazioni sfavorevoli. Il Premio, infatti, intende porre in luce quelle azioni che sono ispirate da un originario sentimento di scontro con lo status quo e di volont&#224; di ribaltamento dello stesso attraverso una reazione costruttiva. Una reazione che genera da un sussulto, da una avversione interiore per un andamento inadeguato e sperequativo che deve essere ricondotto alla sostenibilit&#224; e alla condivisione, espressione emblematica della Resilienza.  &#160;  Webinar completo al link</description>
            
		     
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            <pubDate>Thu, 12 Jan 2017 14:00:00 GMT</pubDate>
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